La sospensione dell’esame del DDL sulla valorizzazione della ricerca segna una prima vittoria per ricercatori e sindacati, che nelle scorse settimane hanno manifestato contro una riforma giudicata dannosa e foriera di ulteriore precarizzazione. Tuttavia, questa battuta d’arresto non basta: il mondo accademico chiede ora un impegno concreto per garantire risorse adeguate all’università e alla ricerca.
A sottolinearlo è Elisabetta Piccolotti, deputata di Alleanza Verdi e Sinistra (Avs) e membro della Commissione Cultura della Camera. “La decisione del governo di sospendere l’esame del DDL è una buona notizia, il risultato delle mobilitazioni di chi ha chiesto un futuro più stabile per i ricercatori. Tuttavia, non basta: servono investimenti concreti” ha dichiarato Piccolotti.
La parlamentare ha puntato il dito contro l’esecutivo, sollecitando la Ministra dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, a ottenere i fondi necessari per implementare il contratto di ricerca, che rappresenta l’unico strumento capace di offrire diritti e tutele adeguate ai ricercatori. “Non possiamo accettare l’introduzione di altre cinque figure contrattuali precarie previste dal DDL 1240. Il governo deve fare un passo avanti per garantire stabilità e prospettive al settore”, ha aggiunto.
Il nodo delle risorse finanziarie resta al centro del dibattito. Secondo Piccolotti, il governo non ha più alibi: “La destra non si nasconda dietro la scusa della mancanza di fondi. Giorgia Meloni celebra da settimane i miliardi risparmiati sugli interessi del debito e il recupero fiscale operato dall’Agenzia delle Entrate. Parte di queste risorse potrebbe e dovrebbe essere destinata all’università e alla ricerca, per garantire un futuro solido al nostro Paese”.
La questione della precarietà nella ricerca resta un problema irrisolto in Italia. Il DDL 1240, fortemente criticato da esperti e lavoratori del settore, prevede l’introduzione di nuovi contratti flessibili che, secondo i sindacati, non risolverebbero il problema del precariato, ma lo aggraverebbero ulteriormente.
La mobilitazione degli accademici ha già portato a un primo risultato con la sospensione del DDL, ma la partita non è ancora chiusa. Le proteste continueranno fino a quando il governo non fornirà risposte concrete sul finanziamento della ricerca, un settore strategico per la crescita del Paese.
L’attenzione resta alta: il destino della ricerca italiana dipende dalle scelte politiche delle prossime settimane. La speranza è che il governo non si limiti a un semplice stop, ma si impegni a costruire un sistema universitario più equo e competitivo a livello internazionale.
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