La crisi economica ha messo in seria difficoltà milioni di persone: instabilità dell’impiego, retribuzioni minime, contratti a tempo determinato, hanno contribuito ad un incremento del disagio sociale per oltre 11 milioni di persone.
Il tasso di rischio povertà in Italia è salito al 25,2%, oltre un quarto dei bambini italiani, con età inferiore a sei anni, vive in famiglie a rischio di povertà, ossia con redditi inferiori al 60% di quello medio disponibile.
È quanto esce fuori dalle tabelle Eurostat, secondo cui il tasso nel 2021 è al 26,7%, in aumento dal 23,8% del 2020. Emerge anche che in Italia il tasso di povertà si riduce di 8,4punti grazie agli assegni familiari, sussidi alla disoccupazione etc. (escluse le pensioni), che, dando uno sguardo all’estero, in Germania si riduce di oltre 10 punti e in Spagna di 9,5. Ma questi trasferimenti sociali, bonus concessi dallo Stato per le famiglie o imprese, possono cambiare la grave privazione materiale e sociale delle persone?
Oppure occorrerebbe rivalutare i contratti di lavoro per diminuire la crisi?
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